Colpo di stato in Israele e guerra palestinese
Abdel-Rahman Al-Rashed
Asharq al-Awsat
08/01/2006
Questa non è una previsione per l'anno nuovo ma una lettura realistica degli eventi recenti. La morte politica inaspettata di Sharon potrebbe equivalere ad un rovesciamento di governo e la lotta crescente tra le fazioni palestinesi presagisce una guerra civile.
Un nuovo periodo sta incominciando, un periodo nel quale non sappiamo chi sarà alla guida di Israele né come gestirà le questioni critiche in avvenire; andranno al potere gli estremisti di destra e con loro vivremo anni sfavorevoli? O vincerà la sinistra israeliana e con essa vedremo realizzarsi il progetto di due stati con i confini di prima della guerra del '67?
La paura dell'ignoto potrebbe condurre all'ascesa al potere Benjamin Netanyahu con il partito Likud, e le conseguenze sarebbero critiche e svantaggiose per la parte palestinese.
In campo palestinese si avvertono i primi segni di una vera guerra civile, coloro che sono affratellati dagli stessi obiettivi e dalla lotta armata si sono spaccati in campi avversi in una guerra di trincea per la quale alcuni sono pronti ad usare le armi. All'orizzonte appare una guerra civile tra palestinesi già iniziata con i rapimenti di stranieri, con l'occupazione di centri governativi, con accuse reciproche di tradimento e con la minaccia di un reale combattimento tra uomini.
Nonostante alcuni arabi abbiano esagerato pregando che Dio prenda l'anima di Sharon, il futuro senza di lui potrebbe essere peggiore. In parte le loro preghiere sono state esaudite in quanto Sharon è morto politicamente benché sia uscito dall'ospedale con le proprie gambe tra la gioia degli estremisti ebrei che ammettono anche essi di aver pregato per la sua morte. E tutto ciò perché Sharon li ha forzatamente esiliati da Gaza e ha anche annunciato la sua determinazione riguardo ulteriori futuri ritiri dalla Cisgiordania.
Così il rovesciamento nel palazzo del governo di Israele dopo i due ictus che hanno colpito Sharon e i segni di una probabile guerra civile palestinese definiscono l'inizio un periodo molto critico e la parte perdente saranno i palestinesi e gli arabi in generale
Per noi arabi non è possibile influenzare le decisione israeliane tranne che in un unico modo: formare un'unica volontà politica palestinese che sarebbe fondamentale per circoscrivere la crisi mediorientale. Se dovesse scoppiare un conflitto interno tra fazioni e organizzazioni palestinesi sarebbe difficile ricucire lo strappo e occorrerebbe spendere anni interi per riavvicinare le diverse parti invece di occuparsi di fondare uno stato palestinese indipendente.
I conflitti tra i palestinesi e l'assenza di Sharon daranno agli oltranzisti israeliani la possibilità di impadronirsi del potere. Ogni israeliano per quanto favorevole al ritiro troverà che la sua sicurezza sia strettamente collegata ad una maggiore forza dello stato israeliano e finirà per dare fiducia ad un uomo politicamente aggressivo come Netanyahu.
Benché i commentatori arabi non diano molta importanza ai passi realizzati dai palestinesi nel loro cammino sia in tempo di guerra che in pace, questi traguardi rappresentano per i palestinesi una conquista importante dopo anni di emarginazione, indigenza e imprigionamento collettivo. Fino a ieri, i palestinesi hanno vinto le loro battaglie, come nella liberazione di Gaza, hanno spinto gli israeliani all'iniziale parziale ritiro dalla Cisgiordania, ad aprire passaggi e organizzare trasporti tra il settore di Gaza e la Cisgiordania, ad aprire il canale Rafah per collegamenti con l'Egitto e infine hanno anche raggiunto alcuni vantaggi amministrativi per migliorare le condizioni di vita per ogni singolo individuo. I palestinesi oggi devono essere coscienti dei pericoli che comporta la lotta per il potere per raggiungere profitti personali specialmente in un periodo nel quale il loro nemico è chiamato a scegliere un leader per condurre una battaglia o per guidare azioni di pace.
Trad. Angela Rais