COPTI IN EGITTO: OPPRESSI…OPPRESSI…OPPRESSI
Tarek Heggi
In questo mese si riuniscono a Washington dei copti (Egiziani cristiani ortodossi) e non solo per discutere i problemi dei copti in Egitto. Nonostante ci sia un totale dissenso personale tra me e l'uomo che ha invitato a tenere questa conferenza, io, per rispetto alle mie idee e alla mia penna, non entrerò in questa "dimensione personale" mentre tratto di questo importante argomento. Il mio pensiero e la mia penna sono più nobili in questo modo piuttosto che facendosi trascinare dalle "idee del negoziatore famoso" che abbandona il succo del discorso per affrontare questioni marginali che riguardano le persone, le idee e le opinioni dominanti. E questo modo di pensare tipico di un negoziatore è ciò che ha contribuito (insieme ad altro) ad eliminare l'oggettività nella maggior parte dei nostri giudizi e a tenerli lontani da metodi di analisi obiettivi e civili che sono tra i frutti del progresso civile umano.
L'argomento fondamentale è: i copti egiziani soffrono di grandi problemi all'interno del loro Paese? L'unica risposta è sì.
Sì: i copti percepiscono pericoli per se stessi, per le loro famiglie, per i loro beni e per la loro incolumità più di quanto non lo sentano i musulmani (sebbene neanche loro siano totalmente al sicuro).
Sì: i copti soffrono per la diffusione di un clima fanatico e non caratterizzato dalla simpatia nei loro confronti.
Sì: i copti si trovano di fronte ad ulteriori sfide per quanto riguarda l'educazione, l'occupazione e lo svago per il semplice fatto di essere copti.
Sì: essi (sebbene la maggior parte dei musulmani li reputino più abili rispetto alla media degli stessi musulmani) si accorgono di non rivestire incarichi pubblici importanti, come quello di governatore, vice-governatore, sindaco, rettore universitario, decano di facoltà e la maggior parte degli incarichi di seconda fila nei ministeri degli Esteri, della Difesa e degli Interni…
Sì: essi si rendono conto che in molti casi, non appena menzionano il loro nome da copto, il livello di simpatia nei loro confronti e la maniera con cui vengono trattati peggiorano fortemente.
Sì: i copti ritengono illogico che la loro percentuale nella società sia vicina a un sesto (il 15%) mentre il numero dei loro rappresentanti nel parlamento sia inferiore all'1%. Non ci vuole molta intelligenza per accertarsi che ciò non può avvenire per caso, bensì per motivi che non possono che essere malvagi, illogici, ingiusti, disumani e contrari ai più elementari significati di cittadinanza.
Sì: essi riconoscono che l'affermazione secondo cui "tutto è come si deve" solo perché si vede lo sheikh di al-Azhar abbracciare il Papa in alcune foto è un inganno all'intelligenza di tutti copti e di tutti gli Egiziani.
Sì: i copti trovano strano il fatto di pagare delle tasse con le quali poi vengono costruite le moschee e si paga l'università di al-Azhar, mentre essi soffrono le pene dell'inferno per far sorgere delle chiese con i loro propri fondi.
Sì: essi (specialmente chi ha più di sessant'anni) ritengono che i modi con cui sono trattati loro, le loro mogli, le loro figlie e i loro figli differiscono in tutto e per tutto da ciò con cui convivono da più di quaranta anni nello stesso luogo (l'Egitto).
Questi sono gli aspetti essenziali della questione. Viceversa, le accuse di coloro che parlano di queste faccende mentre ricompensano le fazioni ostili all'Egitto e aderiscono al complotto contro questo Paese sono solo una presa in giro e un inganno nei confronti della verità e della ragione. Non esiste un copto interessato alla questione che non conosca "il grado di opposizione" tra me e l'ingegnere Adli Abadir, il quale si è preso cura della conferenza di Zurigo e di quella prossima a Washington. Io, invece, cerco sempre di dire, come faccio ora: "Non sopporto Adli Abadir, il suo modo di presentare le sue idee e la sua maniera di scrivere e di parlare… E ripeterò (se campo) ciò che ho citato in questo articolo e molto di più". Al tempo stesso non dirò mai: "Adali Abadir è l'agente di qualcuno o un cospiratore che collabora con qualcuno nel nuocere all'Egitto". Questo è il metodo della voracità e riflette una mentalità diplomatica il cui tempo è ormai passato. A coloro che rispettano le sue idee e il suo modo di ragionare (e nel mio caso, la mia penna) dico che non permetto a me stesso di far parte della schiera di coloro che si lagnano; così come non lascio l'essenza della questione per passare ad offendere Adali Abadir o Mike Munir, poiché un pensatore deve restare totalmente diverso dall'informatore.
Anni fa si presentò nel mio ufficio al Cairo una persona con un'elevata posizione (per via del suo alto incarico) e direttamente coinvolto nella faccenda dei copti. Costui mi fece una domanda sul perché avessi tanto fervore nei confronti di ciò che chiamo nei miei discorsi "la questione copta". Gli dissi che, essendo egiziano, dovevo fare qualcosa. Così come dovevo sostenere la causa della donna in Egitto. L'Egitto malato di oggi neanche comincerà a guarire se ai suoi copti e alle sue donne non sarà permesso di curare i suoi problemi e le sue difficoltà, grazie ad una cittadinanza totale e priva di difetti e di quanto ci sia di peggio. L'oppresso, i cui diritti sono stati violati, non può contribuire a spingere il vagone guasto.
Ero certo che quel visitatore non aveva capito ciò che avevo detto, visto che era abituato a considerare i copti come un pericolo per l'Egitto, sebbene essi siano "l'origine dell'Egitto". Un giorno gli dissi anche questo: "Se la questione copta non verrà discussa qui in Egitto, lo sarà all'estero. Se non consideriamo tutti gli aspetti della faccenda, i copti che si trovano all'estero, attraverso il modo con cui affrontano la vicenda, da semplici "chiassosi oppressi" diventeranno una "faccenda riguardante i diritti umani". Allora molti li sentiranno, compresi i maggiori policy-makers a livello globale.
Nel fiore dei nostri anni sentivamo il breve detto arabo "il grosso del fuoco si trova nella scintilla insignificante". Oggi il detto potrebbe essere: la maggior parte delle tribolazioni deriva dal fatto di ignorarle nel momento in cui sono tanto piccole che quasi non le si nota.
Noi chiediamo al mondo di credere a ciò che affermiamo: noi siamo eccezionali con i non musulmani e con le donne… E continueremo a ripeterlo, mentre il mondo osserva le nostre azioni e le reputa l'esatto contrario di quanto diciamo.
Tornando alla questione dei copti in Egitto, sostengo che il fatto che la maggior parte dei responsabili egiziani continui ad ignorare questa faccenda potrebbe condurre l'Egitto verso delle crisi che riesco a malapena a percepire all'orizzonte. Esse somiglierebbero ad altre crisi regionali dovute alla trascuratezza di alcuni problemi, i più importanti dei quali riguardano le verità di questo nuovo mondo, quello del dopo guerra fredda. E' un mondo in cui la vecchia logica e il vecchio concetto di "sovranità" non serviranno a nessuno, dopo essere stati stabili per molti decenni prima del crollo del muro di Berlino, prima che questo mondo cambiasse e che alcuni capissero questa nuova realtà. Eppure, altri non riescono a comprendere la natura di questo cambiamento, con le sue peculiarità, modalità, quantità e con i suoi significati.
Trad. Daniele Orsini