© Copyright arabiliberali, 2006-2007
Corrente nasseriana... in quale direzione si va?

As-Sayed Weld Abbah
Asharq al-Awsat
22/12/2005

Abbiamo trattato nel nostro ultimo articolo di ciò che si è evinto dalle ultime elezioni in Egitto: la debolezza della corrente liberale egiziana rispetto ai Fratelli Musulmani che hanno ottenuto un terzo dei seggi nel nuovo parlamento.
Il fenomeno che bisogna ora notare è l'arretramento della corrente nasseriana, consacrato simbolicamente dalla sconfitta del capo del partito Diya' al-Din Da'ud I, il volto storico di questo orientamento.
È opinione comune che la corrente nasseriana abbia iniziato a perdere popolarità negli ultimi anni, non solo in Egitto ma anche nel resto degli stati arabi, compresi i più geograficamente isolati come la Mauritania e lo Yemen dove ci sono due partiti nasseriani riconosciuti e attivi in parlamento.
Il nuovo partito nasseriano ha preso le sembianze di volti giovani e brillanti, tra cui quello dell'importante avvocato egiziano Hamdin Sabati, promotore di un movimento di riforma interno al partito che lo ha portato a uno scontro con l'ex-leader.
Le ultime elezioni hanno confermato che questa corrente, che gode di un ampio spazio in campo politico e culturale, non ha i requisiti necessari per assumere la forma di un partito organizzato ed efficace...
Se è vero che il nome di Abd al-Nasser è il più forte oggi tra tutti i leader arabi contemporanei, i suoi successori non sembrano volerne usufruire puntando sull'efficacia della forma partitica; tale eredità è in realtà ormai patrimonio comune all'intera classe politica, compresa quella al governo, che continua a far riferimento alla legislatura della rivoluzione del 23 luglio, pur differenziandosi da essa per alcuni cambiamenti strategici e politici generali.
Ricordo che un personaggio molto vicino al presidente Mubarak, spiegandomi il motivo dell'arretramento del partito nasseriano nella scena politica egiziana, mi disse che i più vicini ad 'Abd al-Nasser sono i volti che si succedono al potere in Egitto in questo momento, essendo stati creati e formati politicamente nel laboratorio della rivoluzione.
Secondo questa visione l'epoca di Sadat non rappresentò un momento di rottura rispetto all'esperienza nasseriana, ne fu anzi il naturale proseguimento, tenuto conto dell'equilibrio tra le forze, dei cambiamenti oggettivi della situazione interna e gli sviluppi della situazione internazionale.
Non sarebbe difficile confutare questa opinione, ma essa rispecchia la situazione ideologica e politica vigente, il cui fondamento è la fedeltà generale al simbolismo dell'esperienza di Nasser e l'ampio divario tra la fondatezza dei suoi principi e il loro effettivo legame con le scelte ideologiche e sociali nel corso dei conosciuti eventi storici.
A questo punto è chiara la differenza tra questa e l'altra esperienza nazionale rappresentata dal Ba'ath, il quale più o meno condivide con la prima la stessa simbologia.
Il partito Ba'ath dalla sua nascita ha assunto come impronta fondamentale quella dell'organizzazione e del rigore e si è legato ad autorità ideologiche e politiche note (a partire dal suo capo fondatore Michel 'Aflaq). Non è stato in grado però di evolversi in una vera e propria corrente popolare e non è riuscito ad esercitare alcun tipo di influenza fuori dal dibattito tra partiti, così come i suoi rappresentanti non sono mai arrivati al centro del potere, perché impegnati in una continua competizione tra le due ali del partito al potere in Iraq e in Siria.
Nonostante l'ideologia del Ba'ath fosse più equilibrata e ideologicamente forte del pensiero nasseriano, che non andava oltre i suoi tre pilastri di riferimento, essa non ha lasciato che deboli tracce nel clima ideologico arabo.
Si può quindi affermare che l'ideologia dei nasseriani si rifà a tre elementi fondamentali:
- L'immagine dell'eroe resistente che si pone contro il colonialismo e il sionismo, che corre il rischio della sconfitta ma che rimane convinto sulla sua idea di liberazione nazionale.
- L'immagine del capo popolare vicino alla gente, che lotta contro la disuguaglianza, la differenza di classe e lo sfruttamento, che apre scuole e ospedali, che abolisce i titoli e le discriminazioni radicate nella società.
- L'immagine del capo della comunità, portavoce della sua unità, che la raccoglie con discorsi sull'onore e sentimenti di orgoglio.
Ciò che notiamo da questa breve analisi è che la forza dei nasseriani risiede fondamentalmente in un'immagine simbolica piuttosto che in un'esperienza politica. Il fattore simbolico è quello che giustifica ogni forma di mancanza dal punto di vista politico, la cui somma manifestazione fu la sconfitta del 1967 e le sue ripercussioni drammatiche sulle realtà arabe.
Questa immagine per quanto bella non sa sfruttare la forma di partito, come ha confermato l'esperienza egiziana, ma rispecchia chiaramente il sentimento di frustrazione della società araba attuale derivante dalle sconfitte e dalle tragedie che si susseguono, e il rinnovato bisogno psicologico di un leader che guidi la comunità e che realizzi per lei i suoi obbiettivi di unione, di indipendenza e di giustizia sociale.
Questa illusione porta gran parte delle aspirazioni popolari arabe sulla strada di Saddam Hussein e delle sue guerre, e il rischio che si corre è che l'assurdità dell'occupazione si trasformi in una situazione simbolica.
Secondo un'espressione dello scrittore e giornalista francese Jean Lacouture, autore di un bellissimo scritto su Jamal 'Abd al-Nasser, la particolarità del rapporto del mondo arabo con 'Abd al-Nasser sta nel fatto che lo si ama di più nella sconfitta e nella morte che come eroe vittorioso e vivo.
A prescindere da ogni giudizio dal punto di vista umano, l'analisi politica oggettiva richiede un'osservazione più attenta degli errori, dei fallimenti e della mancanza di volontà di costruire un progetto ideologico o sociale per il futuro.
Il risultato è che la corrente nasseriana costituisce oggi nient'altro che una linea politica ed ideologica; si è trasformata in un'eredità simbolica, diventando patrimonio condiviso della comunità.
Trad. Cecilia Fazioli

Arabiliberali.it