DOVE SONO GLI ARABI DURANTE QUESTO PERIODO DI PERDONO?
Iqbal Gharbi
La nuova democrazia, nata una volta terminata la guerra civile che lacerò Atene, dopo la guerra spietata con Sparta 403 anni prima di Cristo, si basava su una terminologia nuova per il pensiero greco. Essa risiedeva nel concetto di "amnistia generale e riconciliazione" (homonoia) come gesto politico per eccellenza. Possiamo scorgere l'intero articolo della legge su cui si fondò questo principio nell'opera di Aristotele "La Costituzione di Atene". Aristotele spiegò questa legge del perdono e della riconciliazione in maniera eccellente quando la definì "un uso politico delle disgrazie e una maniera civile per curare l'odio". Oggi, in questa nostra epoca, attraverso i fatti quotidiani e i notiziari osserviamo che i rancori storici ereditati dalle guerre e dalle tensioni rappresentano il pericolo maggiore per la pace e la sicurezza dell'umanità.
Per questo motivo, negli ultimi anni siamo stati inondati da una sfilza di casi in cui oppressori e leader mondiali si sono messi a posto la coscienza, hanno presentato le loro scuse e hanno dichiarato il loro pentimento.
Forse ciò che suscita l'attenzione oggi è l'estensione della lista di persone che si pentono e si sforzano di chiedere perdono: la Chiesa cattolica porge le sue scuse per la sua attitudine passata nei confronti degli Ebrei e per le sue attività inquisitorie e tiranniche contro la libertà di pensiero e di opinione. La società francese è lacerata dal rimpianto per le sue precedenti posizioni riguardo al processo dell'ufficiale Dreyfus e riguardo il governo di Vichy complice dei nazisti, tanto che ora apre il dossier delle rimozioni, delle torture e delle sue mostruosità nel suo ex protettorato, ossia l'Algeria. La Svizzera è preda dei rimorsi di coscienza per i retroscena che circondano il suo atteggiamento neutrale mentre si stava formando il fronte di resistenza al nazismo. Tony Blair, Primo Ministro britannico, si scusa con gli Irlandesi per ciò che ha commesso a danno dei loro diritti. Infine, la Russia porge delle scuse pubbliche ai popoli dell'Europa orientale per il male da essa inflitta in passato.
L'atteggiamento del Sudafrica, invece, è rappresentato dalla fondazione di una commissione che ha l'incarico di scoprire le verità e approvare la riconciliazione generale svelando i crimini di tutte le parti coinvolte nell'ormai scomparso regime di apertheid, durato per circa trenta anni. E tutto questo si svolge in un'atmosfera di pentimento e di perdono sociale. Per la prima volta nella storia questo nobile fenomeno ha interessato anche alcuni Paesi arabi, come il Marocco. Quest'ultimo ha creato un'organizzazione incaricata di rendere giustizia e realizzare la conciliazione; inoltre, sono state organizzate udienze, trasmesse in diretta attraverso i mezzi di comunicazione audio e video, riguardanti le vittime di tortura che sono stati rapiti, maltrattati e sottoposti a processi arbitrari nel corso degli ultimi quaranta anni. Tale opportunità, l'unica di questo tipo nel mondo arabo, si pone l'obiettivo di rivalutare simbolicamente le decine di competitori la cui unica colpa è quella di aver cercato di partecipare alla vita politica; essa, inoltre, mira a concedere loro delle ricompense per ciò che hanno sopportato in termini di perdite fisiche, materiali e morali.
L'Algeria approva un progetto di pace e riconciliazione nazionale, nel tentativo di lasciarsi alle spalle l'ultimo rovente decennio, in cui il Paese ha vissuto una guerra civile sanguinosa che ha causato 500 mila morti, tra cui un gran numero di pensatori e di liberi dotti, i quali di solito rappresentano il capro espiatorio su cui far ricadere la colpa della tensione sociale.
Al contrario, il "nuovo impero" si interroga sulle verità che dà per scontate e riconsidera le sue convinzioni. Esso non nasconde il suo senso di colpa per quanto riguarda la politica schiavista di cui hanno sofferto i neri d'America nei secoli passati e per ciò che riguarda le vittime innocenti della guerra del Vietnam, Paese visitato dal presidente Clinton prima che lasciasse la Casa Bianca. Questo esame di coscienza ha portato alla formazione di associazioni americane che oggi mettono in dubbio la legalità della bomba atomica sganciata su Hiroshima durante la Seconda Guerra Mondiale, ponendosi domande sui suoi retroscena e sulle sue utilità politiche.
In mezzo a quest'esame di coscienza mondiale che ha coinvolto la maggioranza delle Nazioni e dei popoli, che invita a voltare pagina rispetto al cupo passato e che rivolge un appello affinché cerchiamo di dirigerci verso una tappa più umana e clemente, i musulmani sono ancora come una comunità attaccata ai suoi patrimoni comuni e si rifiutano di imitare questi precedenti e questi sforzi.
Ci ostiniamo ancora a considerarci delle vittime e degli innocenti in eterno.
La nostra storia è angelica.
Il nostro colonialismo era fatto di conquiste.
I nostri assalitori erano dei liberatori.
La nostra violenza era una guerra santa.
I nostri morti sono martiri.
La nostra incomprensione del Corano e le nostre violazioni quotidiane nei confronti dei diritti delle donne, dei bambini e delle minoranze sono parte della legge islamica.
I nostri crimini sono esempi di coraggio e di difesa dell'onore.
Se le nostre società, secondo quanto afferma Maxime Rodson, non conoscono al giorno d'oggi se non la cultura dell'odio, i discorsi dell'ostilità e della vendetta tribale, siamo in grado di ricostituire i legami civili, morali e umani con l'altro? Siamo capaci di andare al di là dei nostri rancori iniziali, la nostra piaga narcisistica e le nostre vaste pretese di risarcimenti? Possiamo superare questa attuale eredità culturale, segnata da una parte dal digerire i disastri e le sconfitte e dall'altra dalle pretese di grandezza, dal disprezzo dell'altro e dal deformarne l'immagine, come se fosse inconsapevolmente uno stratagemma difensivo?
Possiamo aderire a un modello di civiltà completa e ad un nuovo percorso storico che permetterebbe al cittadino musulmano di elevarsi in progetti mondiali come si conviene, oltre a dargli la possibilità di approfondire la sua conoscenza della shari'a senza avere manie di grandezza?
Indubbiamente gli attentati, gli attacchi e le stragi barbariche hanno segnato la storia umana e si sono diffusi in tutte le zone del mondo, mettendo in questo caso musulmani e non musulmani sullo stesso piano. Tuttavia, oggi siamo diversi per la nostra coscienza e presa di coscienza della storia, per il valore che diamo ai fatti e alle tragedie del passato e per quanto cerchiamo di giustificarci in nome dell'Islam.
Una delle nostre priorità oggi consiste nel riesaminare la nostra ricca e complicata storia islamica e nel cercare di avvicinarci intellettualmente al principio storico e a quello relativista. Perché ciò che viviamo oggi è un tentativo di falsificare la storia, di depurare la memoria collettiva e di renderla esemplare di fronte a sguardi narcisisti e sterili che si adattano ai discorsi dei movimenti islamici estremisti che invitano ad assetarsi dalle fonti della prima vita e a ritornare immaginariamente al momento della purezza, ossia l'epoca dei primi califfi.
Invece le verità storiche ci mostrano chiaramente che questo Stato, considerato ideale, non era altro che lo Stato della guerra civile, simulata o effettiva. Era uno Stato che si riferiva alla verità politica in maniera estremamente esemplare, ma in cui la minima contesa veniva risolta con lo spargimento di sangue. Ci siamo dimenticati della battaglia del cammello, guidata dalla signora 'A'isha, e di come abbiamo giustificato l'uccisione dei Compagni? E di come abbiamo cancellato dalla nostra mente il colpo inferto alla sacra Ka'ba tramite le catapulte e di come Abd al-Malik ibn Marwan cancellò il precetto divino del pellegrinaggio, proibendo ai Siriani e agli Iracheni di dirigersi alla Ka'ba, perché ibn az-Zabir li avrebbe catturati se avessero compiuto il pellegrinaggio? In tal modo Abd Allah ibn az-Zabir rinunciò alla preghiera del Profeta, su di lui il saluto e la benedizione di Dio, dicendo nella sua orazione che quest'ultimo aveva della gente malvagia, che sollevava gli sguardi per citarlo e alzava le teste se sentiva parlare di lui.
Tutto questo mentre noi nascondevamo e distruggevamo la verità e abbindolavamo i nostri bambini.
Perché non chiamiamo i fenomeni con i loro nomi e li mettiamo nel loro contesto storico?
Perché ci ostiniamo ad abbellire la storia e a vivere al di fuori di essa?
Il nuovo clima ideologico ci impone di aderirvi e di costruire un sistema che rispetti i diritti umani e li consideri un valore civile di successo e non solo una manovra momentanea in attesa di un riequilibrio delle forze internazionali e in attesa dell'instaurazione del califfato islamico.
Per mettere in risalto la bontà delle nostre intenzioni, dobbiamo fare alcuni passi pratici:
E' necessario che lo schieramento islamico si discolpi definitivamente e dinanzi al mondo da questo Islam visionario, fatto di scomuniche e di sospetti, che divide il mondo in "casa dell'Islam" e "casa dell'infedeltà", "casa della guerra" e "casa della pace" e che dissipa ogni dialogo tra le religioni e le culture.
Dobbiamo discolparci dai giudizi degli Ebrei e dei Cristiani, dei quali i nostri libri di diritto islamico sono pieni. Dobbiamo scusarci nei confronti delle minoranze cristiane ed ebree e, allo stesso modo, dobbiamo smetterla di capovolgere la verità e di trovare misere frottole nel tentativo di rinforzare la posizione elevata di cui godevano queste minoranze all'interno dello Stato islamico, citando fatti specifici della storia e mostrandoli rovinati ed incompleti. Il migliore esempio in tal senso è la famosa epoca di Omar, che noi presentiamo come l'esempio più illustre di tolleranza e di convivenza!!
Dobbiamo valutare la storia islamica oggettivamente e scusarci pubblicamente e storicamente con gli Africani, i quali sono stati rapiti, schiavizzati e sfollati dalle loro case attraverso le spiagge del mare degli Arabi e del Mar Rosso. Tra di loro c'è chi è stato illuso e si è sentito dire che stava per andare in pellegrinaggio, per poi diventare schiavo. Gli Arabi e i musulmani hanno svolto un ruolo rilevante in questo odioso commercio e da soli hanno causato lo sterminio di venti milioni di persone, sapendo che le vittime del commercio degli schiavi è stimato in quattrocento milioni di individui.
Dobbiamo scusarci con le minoranze religiose e con le piccole confessioni islamiche, come gli ismailiti, i baha'i, gli alauiti e i drusi, per le umiliazioni che sono state loro inflitte. E perché i sunniti non chiedono perdono agli sciiti per la strage di Karbalà e l'uccisione di Hussein, cercando in tal modo di lasciarsi alle spalle il passato doloroso e imitando il perdono del Vaticano per quanto riguarda il sangue di Cristo, come ha proposto il pensatore Sadiq Jalal al-'Adam? Assumersi la responsabilità delle proprie azioni e dei propri sbagli è il più alto tipo di responsabilità e grazie ad essa andremo al di là della auto-glorificazione narcisistica. La psicoanalisi ci insegna che una persona o una qualsiasi associazione diventa più responsabile ogni volta che si sposta dalla logica dello scaricare le responsabilità e le accuse addosso agli altri alla logica della revisione di se stesso e dell'osservazione del proprio livello di coinvolgimento in queste accuse.
Allo stesso modo, questo lavoro della memoria svolge un ruolo importante nel depurare i cuori, nel lavarli dall'odio e nello stabilire un nuovo ordine mondiale.
Questo lavoro, inoltre, contribuisce ad introdurre il principio del relativismo, il quale porrà fine alle "sensazioni di umiliazione ad interim" in fase di sviluppo presso i giovani. Questa impressione, per il sociologo Fred Cosafocar, è un agente fondamentale nella diffusione del terrorismo quando qualcuno vede l'umiliazione e le pene che subiscono i musulmani in questo o quel Paese; è questo che accresce i desideri di violenza e di vendetta verso l'Occidente, il quale, nel corso delle epoche, ha cospirato contro la umma causandone le disgrazie e le tragedie. Nel frattempo, il pensiero relativista ci assicura che la storia non è che una serie di avvicendamenti di turni: i tiranni di ieri sono diventati le vittime di oggi… Oggi non c'è tempo per gustare l'amarezza e i dolori. Al contrario, ci conviene di più inserirci nella cittadinanza cosmopolita per affrontare le sfide del terzo millennio: la fame che divora milioni di bambini, il degrado ambientale che minaccia la vita sulla superficie della Terra, l'allargamento dell'abisso tra i ricchi e i poveri del mondo, ecc…
Trad. Daniele Orsini