Il vero volto dell'Afghanistan
Generale Findley*
Al-Hayat
05-10-2006
Gli ultimi attentati suicidi in Afghanistan hanno portato morte e dolore nelle vite di cittadini innocenti e riportato alla luce la questione della natura disperata delle reti terroristiche legate ad al-Qaeda e ai Talebani, che aspettano di soppiantare la maggioranza moderata in Afghanistan e in altri stati della regione.
Non c'è esempio più eloquente dell'attentato suicida del 17 settembre contro alcuni soldati canadesi che portavano regali ai bambini afgani che ha portato alla morte di quattro di essi e di diversi bambini innocenti.
Veniamo assaliti dalla disperazione quando ci troviamo fare i conti con questa violenza e questo terrorismo insensato. I fatti degli ultimi cinque anni hanno dato un grave colpo alla libertà e alle prospettive dei cittadini afgani.
La maggioranza moderata in Afghanistan aspira a liberare il paese dagli anni di repressione in cui ha vissuto durante il regime dei "Talebani".
I terroristi, che rappresentano una piccola minoranza estremista, non vorrebbero altro che porre fine a questo dolore; i loro sforzi però sono destinati alla sconfitta a causa della violenza e del terrorismo generalizzati che impongono agli afgani e ai popoli degli stati vicini.
Gli stessi terroristi riconoscono il fallimento. In un articolo pubblicato da James Fallows sulla rivista "Atlantic", l'estremista egiziano Muhammad As'ad Durbala afferma: "il Jihad non porta ad altro che ai risultati opposti, causando la caduta del regime dei Talebani e l'uccisione di migliaia di ragazzi musulmani".
Nonostante i passi in avanti compiuti dall'Afghanistan, questi atti terroristici continuano ad occupare un ampio spazio nei telegiornali e portano a sostenere la tesi secondo la quale lo stato di sicurezza sarebbe in declino e il ritorno dei Talebani sarebbe solo una questione di tempo.
La situazione invece è profondamente diversa, gli attentati suicidi si portano dietro un prezzo molto alto: ancora dolore e tragedia nella vita dei cittadini afgani dopo l'uscita da una guerra durata 27 anni.
La volontà del popolo afgano è chiara e con l'aiuto degli Stati Uniti, della NATO e le altre organizzazioni alleate la spunteranno su queste operazioni vigliacche commesse da un regime crudele che governa attraverso la paura e il terrorismo.
Con le elezioni storiche del 2004 alle quali hanno partecipato 10 milioni di cittadini è stata costruita dal nulla questa democrazia che stenta ad affermarsi nonostante il continuo sostegno della società internazionale.
Ora i cittadini esprimono in modo chiaro il loro rifiuto per le operazioni terroristiche. In questo contesto, il giornale pachistano "Dawn" ha riportato un commento di Mohammed Hayder Nangahari, un cittadino di Kabul, riguardante un nuovo attentato: "È un atto vigliacco a cui i terroristi ricorrono continuamente senza badare se l'esplosione avviene in una zona abitata, governativa o militare". Nawid Baydar (31 anni) definisce l'uccisione di bambini, donne e uomini un'azione inumana e attribuisce ai combattenti pachistani la responsabilità degli ultimi attentati.
La risoluzione dei problemi e la costruzione di basi per una democrazia richiedono pazienza e coraggio. Il popolo afgano, le forze alleate e la comunità internazionale si armano di questo coraggio e guardano al futuro con positività. Il movimento dei Talebani, invece, persevera nell'autodistruzione: la dittatura e la violenza gratuita, la guerra, la povertà e la morte.
È chiaro che la vittoria andrà al popolo, che soffre per mano di questo regime inumano, ogni attentato ricorda il passato e rafforza la determinazione e la risolutezza per la realizzazione di un futuro migliore.
* Direttore della politica e della pianificazione del centro direzionale americano
Trad. Cecilia Fazioli