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LA FUTURA DONNA SAUDITA

Abd-Allah Al-Ayyubi
Akhbar al-Khaleej
06/12/2005 

Non è sufficiente la vittoria di due donne nell'organismo della Camera di Commercio e dell'Industria di Jedda per parlare di un salto qualitativo della donna saudita. I suoi diritti non sono infatti ancora uguali a quelli delle altre donne nei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, nonostante  questi Stati condividano con questo paese molti usi, costumi e aspetti culturali. Tuttavia questa vittoria deve essere vista come un passo importante non solo per le donne saudite, ma anche per quelle di molti Stati del Consiglio perché sottolinea l'importanza della parità dei generi nei e nei doveri.

Le donne in Arabia Saudita, come le altre donne nei paesi del Consiglio di Cooperazione, non sono mancanti di alcuna qualità  che impedisca loro di essere uguali all'uomo. Potrebbe però trascorrere ancora troppo tempo prima di vedere la donna nelle nostre società raggiungere questo obiettivo.  Quanti sforzi e quanti tentativi dovranno ancora protrarsi prima di vedere garantiti loro i diritti e arrivare a cancellare i pregiudizi sulla sua persona. La donna non potrà forse realizzare tutto ciò senza l'aiuto e l'appoggio di una forza sociale, anche se esistono organizzazioni che rivendicano e difendono la questione della donna a spada tratta affinché il suo ruolo abbia valore. Ma nonostante il problema femminile sia ormai una questione universale, la donna saudita sembra essere la più interessata e coinvolta a causa delle condizioni in cui vive.

Abbiamo sempre ribadito che la questione della donna è giusta e legittima. La donna è pienamente in grado di ribadire la sua posizione sociale e politica e ne sono una prova i suoi tentativi di rivendicazione in molti paesi del Consiglio di Cooperazione. Ma la donna, in posizioni sociali come quelle in cui riversa nella regione, ha bisogno di una spinta che le permetta di abbattere la barriera che le impedisce la scalata verso il successo. In questi paesi le donne presentano ancora numerosi svantaggi legislativi che rinforzano l'idea che una società femminile sia sinonimo di arretratezza.  Sebbene in qualche paese come per esempio nel Bahrein, nel Kuwait e nel Qatar si potrebbero già togliere queste catene e determinare leggi e Costituzioni che sostengano la parità dei diritti tra uomo e donna, ma la strada verso una completa giustizia rimane comunque piena di spine.

La donna nel regno Saudita non potrà mai dar prova della sua personalità e imporre la propria volontà se le leggi che regolano le elezioni della Camera di commercio e dell'Industria di Jedda non le danno la benché minima possibilità di parteciparvi né come candidata né come elettrice. (...) La sua discriminazione assomiglia a un'eredità sacra, che non autorizza la sua violazione.

Esiste senza ombra di dubbio un attivo movimento sociale in molti paesi del Consiglio di Cooperazione e anche nel Regno Saudita, che tenta di riconoscere e rafforzare i diritti sociali della donna stabiliti non solo negli accordi e nei trattati internazionali - che hanno sottoscritto alcuni paesi del Consiglio (sorvolando alcuni articoli) - ma anche nell'eredità religiosa. La società non approva però questi diritti e nemmeno tenta di metterli in pratica.

Il movimento per i diritti delle donne ha però bisogno di un apparato legislativo e giuridico che si impegni gradualmente a eliminare le barriere sociali. Si deve infatti ribadire l'inesattezza della visione della donna nella regione, ereditata da usi e costumi secolari (...).
Esiste pertanto una forza sociale regressiva e fortemente conservatrice che è interessata a mantenere le donne al di fuori della sfera dell'attività sociali. (...) La donna è vista come un essere limitato  a cui non è concesso riconoscere i propri diritti umani a causa delle restrizioni religiose. (...)

Trad. Silvia Luchetti


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