La morte di Ghazi Kan'an
Abdul Rahman al-Rashed
Asharq al-Awsat
13-10-2005
Ghazi Kan'an potevano farlo morire in un modo più convincente: un attacco cardiaco, un incidente d'auto, mentre inseguiva dei terroristi oppure di una malattia incurabile. L'ex ministro dell'Interno sirano è invece morto con un singolo colpo di pallottola che, così dicono, si è sparato da solo. Tutto ciò è veramente difficile da credere.
Sappiamo molto bene che nessun politico arabo si suiciderebbe, perché non esiste questo tipo di cultura tranne nel gruppo affiliato a Bin Laden, che garantisce il Paradiso. Ma Dio sa che le chance di Kan'an di entrare in Paradiso erano molto scarse. Come dice un adagio, il metodo (di uccidere, ndr) si addice alla persona (all'ex ministro, ndr). I killer, assassinandolo in quel modo, hanno voluto inviarci un messaggio chiaro: "abbiamo ucciso Kan'an" e anche gli altri devono capirlo.
Molti non sono stati affatto disturbati dall'evento, poco importa se è stato ucciso o se si è suicidato, visto il suo curriculum per niente lodevole. Ad ogni modo, sorgono due domande: perché è stato ammazzato e che cosa viene dopo? Una prima ipotesi è che questo suicido-assassinio aveva lo scopo di eliminare nella sua interezza l'illegalità, questo pertanto potrebbe portare alla sparizione di altre persone coinvolte in situazioni illecite, che ha portato Damasco dove si trova adesso. Se questo è il caso, questo omidicio aveva lo scopo di eliminare una persona che aveva lasciato la sua impronta nella scena del crimine. Potrebbe essere quindi una nuova politica siriana per muoversi da un'era all'altra, da un sistema amministrativo all'altro, da un gruppo all'altro. Se questo è un nuovo approccio del governo per abbandonare l'attuale politica di sicurezza per uno Stato moderno, allora la scomparsa di Kan'an non è una grande perdita. La sua assenza, infatti, facilita i cambiamenti positivi in Siria, per il suo regime e per il suo popolo. Ma se questo atto è stato compiuto per coprire le tracce lasciate sul crimine da coloro che sono coinvolti nell'assassinio dell'ex premier libanese, Rafik al-Hariri, mentre le investigazioni stanno andando avanti, allora non ha alcun senso ed è stato pertanto un gesto inutile come far scomparire il piccolo camion bianco dopo l'attentato all'ex premier, un'altra prova circonstanziale dell'omicidio di Kan'an, che non merita troppe letture.
A prescindere dal fatto che la morte dell'ex ministro sia un crimine con un piccolo o grande messaggio, la cosa più importante da analizzare è la Siria e non Kan'an o le altre pedine della scacchiera di Damasco. Il governo infatti non ha mostrato al mondo in quale direzione si sta muovendo, perché gli eventi più importanti dentro e fuori del paese non indicano niente. Ma dopo il report del giudice internazionale, Mehlis, la Siria sarà presa a frustate sia regionalmente sia internazionalmente e ciò accadrà sia se il paese sarà nominato con il suo nome sia se sarà soltanto insinuato. L'assenza dei suoi vecchi simboli, come la morte di Kan'an, la sparizione dell'ex vice presidente Abdel Halim Khaddam (adesso a Parigi, ndr) o il licenziamento di metà degli ufficiali, non sarà molto utile a Damasco.
Il fatto che Kan'an sia però uscito di scena con un colpo di pallottola e non in un vero e reale incidente come accade a molti, ci mostra che c'è la speranza che la Siria si stia muovendo da una dittatura verso un periodo in cui potrà risolvere i propri problemi di sicurezza e mettere fine al suo coinvolgimento militare in Iraq e in Libano.
Trad. Silvia Luchetti