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NON INVALIDIAMO IL PROCESSO DI SADDAM

Ahmed Rabei
Asharq al-Awsat
18/01/2006

Se è giusto dar credito ai reportage mediatici, allora dobbiamo apprendere con mestizia la notizia delle dimissioni del giudice iracheno, Rezkar Amin che ha presieduto il processo di Saddam Hussein. Egli si è ritirato a causa delle incessanti pressioni rivoltegli dal governo e dalla cerchia politica.
È del tutto vero che c'erano già state dibattute polemiche riguardo al modo in cui il giudice iracheno aveva guidato il processo e per aver trattato Saddam Hussein come se avesse commesso un' infrazione stradale, dal momento che gli aveva permesso senza problemi di violare le consuetudini tradizionali della corte, di mostrarsi aggressivo e di usare un linguaggio piuttosto brusco. Comunque questo non sta a significare che il governo o il partito politico possano decidere chi sarà il giudice, in base alla lista dei criteri accettabili, né tanto meno pretendere di cambiarlo.
La totale autodeterminazione del sistema giudiziario e la tutela di questo da ogni tipo di pressione esterna sono le caratteristiche fondamentali della vita democratica. Se si verificano intromissioni nel sistema giudiziario con ogni pretesto, allora il più importante principio democratico, vale a dire l'indipendenza e l'integrità della giustizia, viene violato. Certamente Saddam, le cui mani sono macchiate con il sangue di persone innocenti, è un criminale. Ma questo processo è testimonianza che l'Iraq si sta muovendo verso la giusta direzione. Denota anche che qualsiasi individuo ha pieno diritto a ricorrere alla corte, qualunque sia il suo crimine, e a difendersi, e questi sono i principi cardine del sistema legale e costituzionale.
Il giudice Rezkar Amin, a dispetto dei dissapori riguardo il suo comportamento nel corso del processo, è in realtà il primo giudice in Iraq, dal colpo di stato del 1958, ad applicare la legge con integrità. La sua corte  ha sostituito corti rivoluzionarie che hanno mandato cittadini innocenti a morire pur non avendo commesso alcun crimine. I processi di Mahdawi, che assomigliavano a piece teatrali, servivano ad umiliare le persone e ad insultarle prima di condannarle a morte. Anche le corti di Saddam sono state responsabili dell'uccisione di molta gente.
Se infatti il giudice Rezkar Amin si è ritirato per le pressioni del governo iracheno e dei partiti politici, la sua rinuncia al processo rappresenterà un passo indietro per un paese che stava cercando di lasciarsi alle spalle una mentalità intrisa di sentenze di morte, fosse comuni e uccisioni, per tentare di diventare una società che rispetta e tutela i diritti umani, una società in cui i cittadini fanno ricorso alla giustizia come unica ancora di salvezza, una giustizia che sia prerogativa di tutti, al di là della condizione sociale.
Il processo di Saddam non è il processo di una sola persona ma piuttosto di un intero sistema e di una mentalità corrotti e di un periodo di tirannia. Non roviniamolo…Non permettiamo al governo iracheno di ritagliarsi su misura un giudice in base al proprio disegno politico.
Trad. Silvia Luchetti

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