© Copyright arabiliberali, 2006-2007
Parlando di Ehud Olmert…

Hazem Saghiya
Al - Hayat
06/01/2006


Il nome di Ehud Olmert, l'erede di Sharon, non è certo nuovo. Egli ha sempre cercato posizioni defilate rispetto a figure di primo piano dietro cui apparire. Fatto di maggiore importanza è che lui rappresenta la trasformazione progressiva del "sionismo ideologico" del Grande Stato di Israele in un sionismo più cosciente dei limiti del potere e più convinto della necessità di trattative. Queste caratteristiche hanno fatto acquisire ad Olmert la fama di "opportunista", anche se la questione in fondo è molto più complessa. Se questa trasformazione rappresenta l'odierna crisi del "Likud" e della leadership di Netanyahu, ciò non significa che i compromessi a cui mira  Olmert dopo Sharon siano giusti ed equilibrati o che la posizione da cui egli parte sia "moderata".

La differenza si riduce alla distanza tra " sionismo ideologico" che si impegna ad un obiettivo strategico "nobile e sublime" e tra un "sionismo pratico"  che strappa alla terra ciò che si può  e si astiene da ciò che è  impossibile per le sue forze e per le condizioni politiche della regione. In questo senso il sionismo pratico, pur non limitando il proprio appetito politico, evita di vincolarsi in situazioni rese complesse da fattori regionali e internazionali, oppure di impelagarsi in posizioni imbarazzanti come quella in cui si è trovato il governo di Netanyahu al momento del ritiro da Al-Khalil (Hebron) o il governo di Sharon quando demolì le colonie a Gaza.

Se seguissimo la precisa classificazione dello scrittore Mark Heller, secondo la quale lo "sharonismo" ( o l'"olmertismo") risulta lontano dalle operazioni di pace di sinistra e dall'idea del "Grande Israele" di destra, troveremmo una collocazione precisa o quanto meno vicina alla precisione di questa tendenza politica.

Il nome di Eihud Olmert apparve la prima volta nel 1966 e all'epoca, come membro  entusiasta del partito Hirut, reclamò le dimissioni di Menahem Begin dalla guida dello stesso. In quei tempi il suo uomo da seguire era Tamir, un nome storico per l'Hirut; Tamir però subì una sconfitta proprio da  Begin per la guida del partito. Quando scoppiò la guerra del 1967 una sua frase famosa - "non si restituiscono i territori liberati" - diventò uno slogan e attirò nuovamente l'attenzione su di lui.

Tamir e altri "cospiratori" furono allontanati dal partito nazionale; tra loro fu anche il giovane assistente Olmert, che si trasferì insieme al suo maestro al " centro liberale". Dopo l'insuccesso nelle elezioni del 1969 per il Knisset (furono eletti solo due deputati), essi tornarono nel 1973 alle origini allargando il partito, formando il Likud ma conservando il loro raggruppamento del " centro liberale".
Quando Tamir si è avvicinato a coloro che erano favorevoli ad accordi regionali e alla pace, il "centro" si è frantumato ed Olmert con altri ha fondato "il centro indipendente".  Successivamente il rapporto tra Tamir e il Likud si è interrotto mentre si sono rafforzati ,sia pur con alti e bassi, i rapporti tra Olmert e il Likud.

Durante la guerra in Libano nel 1982, Olmert ha guidato un'attiva propaganda "dimostrando" cha l'avanzata dell'esercito israeliano verso Beirut era una conseguenza dell'aggravamento della situazione stessa e non una decisione prestabilita dal ministro della difesa Sharon. La sua argomentazione non ha potuto nascondere l'inganno, quindi egli  andò oltre in una progressiva demagogia dando del "traditore collaboratore" all'editore del giornale "huualam haza", l'esponente di sinistra Auri Afniri, perchè aveva attraversato Beirut assediata  incontrandovi Yasser Arafat.

Dalla meta degli anni '80 Olmert è diventato uno dei nuovi " principi del Likud" nella seconda fila di guida dopo Ishak Shamir e Moshe Arenz, e dopo il suo avversario Netanyahu, Dan Meridor e Roni Milo. Seconda fila poiché egli non ha raggiunto mai la capacità del suo avversario di utilizzare i mezzi di propaganda, che anzi  malamente ha impiegato per troppa demagogia riguardo la posizione di Israele, per dibattiti eccessivi con la sinistra e l'opinione pubblica occidentale, per attirare gli ebrei della diaspora e raccogliere le loro donazioni per il suo partito. E' stato eletto nelle liste del likud come sindaco di Gerusalemme nel 1993, sconfiggendo Teddy Kulik, rappresentante del storico partito laburista che aveva governato la città per quasi quattro decenni. Quando è stato firmato l'accordo di Oslo e Arafat ha espresso la sua volontà di visitare la città, il nuovo sindaco ha promesso di mobilitare un milione di israeliani per "difendere" Gerusalemme. Come altri nel Likud era assillato della paura della pace e si sentiva provocato dalle opinioni a lui contrarie.

Nelle elezioni del 1993 è stato molto visibile; per la sfida tra il laburista Barak e il likudiano Netanyahu, Olmert è apparso in un film propagandistico a favore del primo, affermando agli abitanti di Gerusalemme che il "suo" candidato non avrebbe diviso la città. Nelle elezioni preliminari del 2003 è stato punito per questo tradimento e il suo nome non è stato citato negli elenchi del Likud se non in trentatreesima posizione.

Si attribuisce a sua moglie, di area di sinistra, il suo allontanamento dal sionismo ideologico. La lotta tra Sharon e Netanyahu ha contribuito a marcare le differenze tra le due posizioni e a fare dalla prima un terreno di ampia scelta politica. E così, Olmert, dopo il  misero tentativo di sfidare il "bulldozer" per la guida del partito nel 1999, si è ridimensionato e ha proseguito l'attività politica come suo più fedele alleato.

Vicino al Tamir delle origini e allo Sharon odierno, Olmert è maturato come persona ed è diventato un modello delle trasformazioni delle coscienze, ma in un contesto generale in cui prevalgono le tendenze all' estremismo piuttosto che la moderazione cresce il dubbio che sia esagerato pensare che si sia operato un vero taglio con il passato.


Trad. Angela Rais



Arabiliberali.it