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Per comprendere l'ascesa di Hamas
Yussef ad-Dini
Asharq al-Awsat
27/01/2006
Inizio congratulandomi con Hamas per la sua vittoria schiacciante e al di là di ogni previsione. In questo momento di scelta gli arabi si sono ritrovati in una situazione di conflitto tra due sentimenti contrastanti: alcuni paventavano l'idea dell'ascesa di movimenti politici di matrice islamica data la loro posizione radicale per quanto riguarda temi come lavoro, armi, democrazia, pluralità, libertà e rispetto dei diritti umani. Dall'altra parte c'è invece chi non ha avuto falsi timori per questa vittoria derivata dalla popolarità e per la presenza di questi movimenti in politica: per decenni Hamas si è limitata ad avere solide basi popolari e una forte presenza al livello sociale e umanitario, così che i risultati attuali rifletterebbero la profondità della sua pentrazione nella società, avvenuta soprattutto grazie al controllo del potente mezzo dell'istruzione. L'altro fattore che ha giocato a suo favore è stato quell'atteggiamento vittimistico che ha anche contribuito a rendere sempre più teso il legame tra questo movimento e le organizzazioni politiche.
La popolazione in realtà non crede che lo splendido risultato ottenuto rifletta l'idoneità di tali movimenti al clima nazionale generale che si va appesantendo giorno dopo giorno; tuttavia Hamas in questo momento è percepita come un grande calderone che unisce la sfera giuridica a quella umana e attrae molte di quelle forze nazionali che semplicemente non vogliono affidarsi all'America.
In questa situazione tanto intricata è naturale che la società senta il bisogno di affermare il suo diritto alla partecipazione politica, come è altrettanto naturale che abbia impiegato tutte le sue forze per conseguire quella vittoria che ha ottenuto attraverso la democrazia e le urne elettorali.
Tutto ciò è comprensibile. Il problema nasce nel momento in cui voci di dissenso inziano a levarsi contro questo diritto criticando le idee, il programma e il modo di agire di questi gruppi. Si tratta di accuse false e di un tentativo di porre tutti i gruppi islamici sullo stesso piano della passata "esperienza talebana". Tale questione è riscontrabile nell'articolo di Fahmi Howeidi intitolato "Aumenta la ambiguità nel messaggio di Hamas" (Asharq al-Awsat, 25 gennaio); in questo articolo egli prova a difendere l'esperienza dei nuovi Fratelli Musulmani in Egitto, esperienza dalla quale si può prendere spunto per alcune considerazioni sulle elezioni palestinesi. Alla fine dell'articolo fa un timido cenno a uno dei problemi dei movimenti islamici, cioè il problema della separazione della sfera religiosa da quella politica. Credo che la questione sia più intricata rispetto a questa semplice divisione che spesso appare impossibile, se non attraverso un cambiamento radicale dei principi fondamentali di tali gruppi. La disputa non risiede in questioni politiche secondarie superabili con lunghi dialoghi, essa si incentra su temi importanti che non si risolvono con rassicurazioni, promesse e belle parole. Il dibattito sta nel capire il legame che questi gruppi vedono tra religione e stato, le implicazioni di questa visione in economia, giurisprudenza, relazioni internazionali, la loro posizione nei confronti della violenza e del terrorismo. In tutti questi ambiti non viene detto niente di tranquillizante, anzi ciò che aumenta l'apprensione è il tentativo di usare ogni mezzo per arrivare al potere senza proporre programmi e strategie chiare e senza che ci sia un sentimento popolare, sentimento che oggi è sostituito dai discorsi di chi è al potere.
La situazione è complicata; dal punto di vista degli islamici è naturale che idee radicali caratterizzate dalla fermezza nell'affrontare la polemica tra religione e politica prendano il sopravvento, e ciò porta inevitabilmente alla teocrazia e al totalitarismo. È ora che le due parti i gioco inizino ad avere relazioni chiare e serie senza paura di parlar chiaro, magari un congresso nazionale autonomo che le veda partecipare entrambi contribuirebbe a chiarire le cose e non soltanto ad "aumentare la confusione"!
Trad. Cecilia Fazioli