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RASSEGNA STAMPA DEL 15 DICEMBRE 2005
DANIELE ORSINI    

Oggi le principali testate arabe si sono soffermate principalmente sui funerali del deputato e giornalista libanese Giubran Tuini a Beirut, sulle elezioni in Iraq e sugli ultimi sviluppi riguardo tale argomento, sulle dichiarazioni del presidente iraniano Ahmadi Najad e sulle ultime azioni militari dell'esercito israeliano contro i Palestinesi.
       Ovviamente, per quanto riguarda il primo tema non si può non considerare la testata per la quale Giubran Tuini lavorava, ossia "an-Nahar". Il giornale libanese, infatti, dedica tutta la sua prima pagina ai funerali, riportando innanzitutto le cifre sulla partecipazione popolare. Ebbene, come in qualunque altra manifestazione imponente (quella di ieri è stata addirittura paragonata a quella colossale del 14 marzo, in protesta contro l'uccisione di Rafiq al-Hariri un mese prima), le cifre sulla partecipazione sono piuttosto contrastanti, ma comunque imponenti: "Secondo France Press, il numero dei partecipanti ai funerali di Giubran Tuini e dei suoi accompagnatori avrebbe superato le 300mila persone. Discordando con queste cifre, invece, ambienti locali stimano questo numero intorno ai 500mila…". Eppure, questa testata non si sofferma tanto sullo svolgimento di questi funerali, i quali hanno assunto inevitabilmente i connotati di una manifestazione anti-siriana; al contrario, dedica più spazio a brevi considerazioni e alle parole pronunciate dal padre della vittima, Ghassan Tuini. Quest'ultimo afferma, all'interno del suo discorso: "Oggi, in questa occasione, invito i Libanesi a non abbandonarsi al desiderio di vendetta, all'odio e alla violenza. Lancio un appello affinché, assieme a Giubran, siano seppelliti anche l'ostilità e le divergenze (…). Invito inoltre tutti i Libanesi, cristiani e musulmani, a rimanere uniti al servizio della nostra grande patria e al servizio della causa araba". Viene proposta, infine, una breve considerazione sulla situazione attuale del Libano scritta proprio dalla stessa vittima, in occasione del fallito attentato contro Maruan Hamada. Naturalmente, queste parole e questa difesa del proprio Paese sono quanto mai appropriate anche in questo ulteriore tragico sviluppo. Al suo interno si può leggere: "Sì, la concordia è ancora proibita in Libano. Il dialogo è proibito. E lo stesso vale per le riconciliazioni e per l'unità dell'opposizione. (…) Noi non vogliamo puntare il dito contro chicchessia, prima che si concluda l'inchiesta [relativa all'attentato contro Maruan Hamada, N.d.T.]. Tuttavia, abbiamo diritto di dire che lo Stato è il principale responsabile della sicurezza dei cittadini e del Paese e nessuna negligenza in tal senso è giustificabile. (…) La pace del Libano è destinata ad essere sempre bagnata di sangue. Eppure, questo Paese è anche destinato a rimanere fiero, a testa alta e più forte di qualsiasi tipo di complotto, da qualunque parte venga".
       Un simile patriottismo viene fatto emergere anche dall'articolo che domina la prima pagina della testata "al-Hayat", nel quale però sembra proprio che, a differenza di quanto lasciato scritto dallo stesso Tuini, le accuse siano tutte rivolte contro i Siriani. Questo, almeno, è quanto si può evincere dagli striscioni e dai cori dei partecipanti all'evento di ieri e dalle parole del leader del partito socialista Walid Junblatt: "Non ci piegheremo al terrorismo, non ci piegheremo mai al terrorismo, a qualunque costo. (…) Così come abbiamo difeso la resistenza nella grande coalizione nazionale (quella del 14 marzo), ora chiediamo al signor Nasr Allah che ci difenda e difenda le persone libere in Libano, così come ha difeso l'indipendenza del Libano e ha liberato il Paese dall'occupazione israeliana. Gli chiediamo che ci difenda dal regime siriano, sì, proprio dal regime siriano".
       Insomma, il clima è diventato di nuovo incandescente e non solo per via dell'inevitabile riaccendersi della tensione fra Libano e Siria (mai sopita, del resto), ma anche a causa delle possibili ripercussioni interne: "Gli osservatori temono che questo omicidio possa incrementare la spaccatura tra la maggioranza parlamentare da un lato e 'l'accoppiata sciita' e il presidente Emile Lahoud dall'altro". Proprio nel mezzo di questo clima rovente c'è da annoverare, inoltre, la visita a Beirut del Segretario Generale della Lega Araba Amr Musa. Questi "ha incontrato il Primo Ministro Fouad Samiura, affermando che è necessaria un'attività diplomatica araba che permetta di liberarsi rapidamente di qualsiasi attitudine pericolosa. Egli inoltre ha annunciato che oggi visiterà Damasco sempre per questo scopo. Tuttavia, fonti libanesi ufficiali smentiscono che Musa abbia portato con sé delle idee precise, così come negano che lo stesso Samiura lo abbia incaricato di portare delle proposte a Damasco. Invece, il Primo Ministro si sarebbe limitato a parlare con il Segretario Generale dello stato delle relazioni con la Siria nel corso degli ultimi mesi. In seguito, Amr Musa ha incontrato anche il presidente Lahoud, ribadendo che egli non ha proposto nessuna iniziativa. Al tempo stesso, però, ha affermato di essere portavoce di quelle idee che egli ha sentito durante i colloqui con i Paesi arabi. Infine, ha dichiarato: 'Siamo tutti preoccupati, ma pronti a fare la nostra parte e ciò che è successo aumenta la spaccatura tra Siria e Libano".
       Come si è potuto notare, quindi, sono molte le considerazioni che si possono fare su questo argomento. Passando ora all'altro fatto più importante del giorno, ci spostiamo in Iraq, dove sono in corso le elezioni parlamentari, dalle quali dovrebbe uscire un'assemblea che rappresenti il popolo iracheno per i prossimi quattro anni. Non sono solo le votazioni, però, a fare notizia. Il quotidiano "al-Sharq al-Awsat", infatti, pubblica in prima pagina un articolo dal titolo eloquente: "Gli iracheni eleggono il loro parlamento permanente sotto le minacce di az-Zarqawi. Bush promette una democrazia forte da cui i riformisti, dalla Siria fino all'Iran, prenderanno esempio. Tuttavia, riconosce che le informazioni che hanno portato alla guerra erano sbagliate". In tale articolo si può leggere: "Il presidente americano George Bush, nel suo discorso di ieri in occasioni delle votazioni, ha promesso di promuovere in Iraq 'una democrazia forte che funga da esempio per il Medio Oriente'. Ha aggiunto, inoltre: 'La democrazia in Iraq servirà da spunto per i riformisti, da Damasco fino a Teheran'. Bush ha poi dichiarato di assumersi la responsabilità della guerra contro il regime dell'ex presidente Saddam Hussein, nonostante le errate informazioni fornitegli dal suo intelligence. Tuttavia, ha affermato che l'essersi sbarazzati di Saddam è stata una decisione azzeccata". Oltre a ciò, però, ci sono da segnalare anche le minacce del gruppo di az-Zarqawi, il quale, in un comunicato, afferma quanto segue: "Oggi (ieri), [membri dell'organizzazione di al-Qaida in Iraq] hanno sferrato un nuovo attacco benedetto per distruggere le fortezze degli infedeli e dei rinnegati e per far fallire, col permesso di Dio, il matrimonio fra gli infedeli e l'adultera (la democrazia)".
       Nel frattempo, l'atmosfera che ha anticipato e che circonda queste votazioni non è certamente delle più calme. Ad esempio, stando al resoconto della polizia irachena, riportato da "al-Quds al-Arabi", "le milizie Badr, facenti capo ai più importanti partiti del governo attuale, e membri dell'esercito del Mahdi hanno incendiato sei sedi del movimento della concordia nazionale guidato da Allawi", bersagliato da critiche e accuse feroci, come quella di appartenere al partito Baath arabo. E mentre questa personalità politica, dal canto suo, invita tutti gli iracheni ad andare alle urne in modo che le elezioni siano quanto più oneste possibili, una nuova scoperta sembra minare alle fondamenta questa possibilità. "Martedì fonti di sicurezza irachene hanno sequestrato centinaia di migliaia di fac-simili di schede elettorali che forse potrebbero essere usate nelle elezioni legislative. Esse sono state rinvenute a bordo di un'auto-cisterna proveniente dall'Iran". E mentre si cercano altre tre auto-cisterne accusate, sempre secondo le fonti di sicurezza, di trasportare altre schede false di questo tipo, si pensa che probabilmente queste schede potrebbero essere introdotte illegalmente nelle urne elettorali", il che, naturalmente, metterebbe a repentaglio la regolarità delle elezioni stesse.
       Dopo aver trattato della questione irachena, un altro argomento presente in tutte le prime pagine è il discorso del presidente iraniano Ahmadi Najad, il quale ha definito il genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale una frottola. Sempre in "as-Sharq al-Awsat" possiamo leggere: "In un discorso di fronte ad un grande assembramento di persone nella città di Zahidan (sud-est del Paese) il presidente iraniano ha proposto di fondare uno Stato di Israele in Europa o negli Stati Uniti o in Canada o addirittura in Alaska, ma comunque fuori dal Medio Oriente. Smentendo l'olocausto, ha affermato che 'i Paesi occidentali hanno inventato il genocidio degli Ebrei e gli hanno dato un'importanza maggiore rispetto a Dio, alle religioni e ai profeti". Come è facilmente prevedibile, immediate sono state le reazioni dei governi esteri. Ad esempio, come riportato da "al-Quds al-Arabi", "la Casa Bianca ha descritto le dichiarazioni di Najad come infamanti", mentre il diretto accusato, ossia il governo israeliano, ha risposto alle provocazioni affermando che "Israele possiede i mezzi militari per difendersi dall'Iran" e che "Israele è l'essenza millenaria del popolo ebraico e che resterà tale per sempre, che Najad lo voglia oppure no".
       Israele, però, è coinvolto anche in un'altra questione spinosa, ossia quella dei suoi raid contro esponenti della resistenza palestinese. Questo argomento trova ovviamente maggior spazio nella testata palestinese "al-Quds", la quale descrive in successione le diverse operazioni militari compiute dalle forze israeliane. "Ieri sera l'esercito israeliano ha sparato dei missili contro un'automobile civile ad est della città di Gaza, provocando la morte di quattro esponenti del gruppo di 'an-Nasir salah ad-din', l'ala militare dei raggruppamenti della resistenza popolare". E mentre il gruppo in questione "si è impegnato (…) a rispondere molto pesantemente agli omicidi israeliani, il portavoce dell'esercito israeliano ha rivendicato la responsabilità di Israele per quanto riguarda quest'operazione, affermando che la vettura colpita si stava recando a compiere degli attacchi contro lo Stato ebraico". Oltre a quest'operazione, la testata ne rivela altre compiute sempre ieri, come una contro dei pescatori a ovest di Khan Yunis (i quali però sono rimasti vivi) e un'incursione a Jinin, con il ferimento di sei persone. Questi atti, la cui lista non termina qui, hanno inevitabilmente fatto esplodere numerose proteste contro l'occupazione sionista.
       E tutto questo avviene mentre, nel frattempo, i Palestinesi vanno a votare per le elezioni comunali nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania e mentre ci si prepara per le elezioni legislative previste per fine gennaio prossimo. La stessa testata palestinese riporta: "La Commissione elettorale centrale ha ricevuto la lista dei candidati alle elezioni legislative. Questa lista comprende un gruppo di membri del movimento "Fath", guidato dal detenuto Maruan al-Barghuthi. Essa sarà in concorrenza con la lista ufficiale, rivendicata dal presidente Mahmud Abbas". E se dal canto suo al-Barghuti afferma di non voler dividere lo storico movimento palestinese, altri non la pensano così. "Ahmad Huls, un membro della commissione per l'organizzazione del movimento Fath, ritiene che il movimento stesso si sia spaccato, mentre Muhammad Dahlan ribadisce che il 2006 sarà caratterizzato dall'inizio di una nuova epoca per il Fath, poiché quest'ultimo otterrà un grande successo nelle prossime elezioni legislative". Insomma, sembra proprio che questa spaccatura ci sia stata. "Qudura Faris ha affermato che il motivo per cui è stata presentata una seconda lista sta nel fatto che i vincitori delle elezioni primarie appartenenti al movimento Fath non sono stati poi inseriti nella lista ufficiale. (…) Al-Barghuti è finito al primo posto nelle elezioni primarie che il movimento Fath ha tenuto per scegliere i propri candidati alle elezioni legislative fissate per il prossimo 25 gennaio. Subito dopo questo risultato, l'Autorità Palestinese ha chiesto a Israele di liberare il detenuto". Ora, "le lunghe trattative che miravano a riunificare i candidati sotto un'unica lista sono fallite e ciò porterà alla presentazione di due liste, una delle quali rivendicata dal presidente Mahmud Abbas e considerata ufficiale, mentre la seconda, guidata da Maruan al-Batghuthi, è stata definita 'secessionista'".
       Insomma, per concludere, sembra proprio che, se i presupposti resteranno questi, i giorni che precederanno le elezioni legislative in Palestina saranno tutt'altro che calmi, non solo per quanto riguarda la situazione in materia di sicurezza, ma anche per quanto concerne le vicende politiche.

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