RASSEGNA STAMPA DEL 19/12/2005
Daniele Orsini
Non sono pochi i fatti salienti accaduti nelle ultime ore e su cui i giornali arabi prestano molta attenzione. Cominciamo con il summit dei Paesi del Golfo che si sta svolgendo ad Abu Dabi. As-Sharq al-Awsat dà a quest'evento la precedenza su tutto il resto, riportando quanto detto da alcuni leader partecipanti. Tra i punti più importanti, si è espresso il desiderio di "costruire un'umanità istruita e coscienziosa" e di veder realizzata "la stabilità e la sicurezza" in Libano e in Siria. Sono stati riconosciuti dei progressi, è vero, ma questi non sono ancora soddisfacenti, soprattutto alla luce di alcune questioni ancora irrisolte. Si può leggere infatti che "i Paesi del Golfo sono seriamente preoccupati per il programma nucleare iraniano" ed è per questo che si pensa di proporre "un accordo tra tutte le parti interessate da tale questione". Quest'accordo, in particolare, mirerebbe a "rendere il Golfo una regione priva di armi nucleari", stando a quanto specifica al-Arab.
Dal canto suo, l'Iran si dice pronto a tale progetto, ma nel frattempo il suo presidente continua a lanciare frecciate. Secondo Dar al-Hayat, infatti, Najad ha riproposto "la teoria dell''esportazione della rivoluzione'" ed ha dichiarato che "la Repubblica islamica regge il vessillo del vero islam ed è colei che predica questa religione al mondo".
Nel frattempo, il suo bersaglio preferito, ossia Israele, si ritrova anch'essa con il suo leader all'ospedale (negli ultimi giorni è stata la volta del presidente algerino Butafliqa, ormai dimesso e salutato con spirito patriottico nella prima pagina del quotidiano algerino as-Sha'b). La testata palestinese al-Quds sostiene che "il primo ministro israeliano Ariel Sharon è stato colpito da una lieve emorragia cerebrale, ma non è in pericolo di vita". Anzi, "il suo stato di salute sta migliorando", dopo gli accertamenti a cui è stato sottoposto.
Restando in questa regione ma passando al versante palestinese, al-Quds al-Arabi titola in prima pagina: "L'America e l'Europa fanno presagire di continuare ad aiutare l'Autorità Palestinese solo se sarà vietato a Hamas di partecipare alle elezioni". Intanto, "Hamas annuncia di essere pronta a dialogare con gli Stati Uniti", anche se (come la stessa Autorità) rifiuta un simile ricatto e "ribadisce la sua ferma intenzione di partecipare alle elezioni legislative palestinesi".
Passando ora all'ambito iracheno, ci sono diversi avvenimenti da annoverare. Dar al-Hayat riporta la liberazione dell'archeologa tedesca e la visita a sorpresa del vice-presidente americano Dick Cheney, il quale ha ribadito "il rifiuto di ritirare l'esercito americano, in quanto 'esso sarebbe l'unico modo per perdere la battaglia'". Eppure, se non si pensa ancora ad un ritiro totale, l'ipotesi di una riduzione delle truppe è quanto mai presa in considerazione, almeno a giudicare dal discorso di Bush alla nazione. Come riportato da al-Arab, il presidente, infatti, "ha accennato (…) alla possibilità di una riduzione dei soldati americani in Iraq, in proporzione con l'aumento delle forze irachene e del loro livello". Inoltre, ha di nuovo ammesso l'infondatezza delle informazioni che lo spinsero ad invadere l'Iraq e le difficoltà impreviste che gli Americani hanno incontrato sul campo. Ciò, tuttavia, non gli leva il suo tipico ottimismo: ha ribadito, infatti, "che gli Stati Uniti vinceranno la guerra nonostante i sacrifici che ancora attendono gli Americani". Nel frattempo, quella di oggi è stata un'altra mattinata di fuoco in Iraq, il che pone fine alla "tregua provvisoria" proclamata in occasione delle elezioni.
Il successivo argomento ci porta, infine, in un'altra zona re-infiammatasi recentemente, ossia il Libano. Nel quotidiano libanese an-Nahar si ricorda innanzitutto l'omicidio di Giubran Tuini, avvenuto una settimana fa. Dopodiché, si affronta la crisi politica attuale: il Primo Ministro Fouad Saniura terrà dei colloqui con gli esponenti del "Hizbillah" e del movimento "Amal", "nel tentativo di convincerli a non boicottare più le sedute del Consiglio dei Ministri". Tuttavia, sono in pochi a credere che egli possa avere successo e questo pessimismo si fa ancora più marcato in Walid Junblatt; il leader dei socialisti, infatti, "mette in guardia da 'un piano infernale per far tornare il potere siriano'" in Libano e si sfoga dicendo "basta con gli omicidi".