RASSEGNA STAMPA
DEL 21/12/2005
Daniele Orsini
Oggi il centro dell'attenzione si sposta per l'ennesima volta in Iraq, per due motivi. I giornali, infatti, da un lato si soffermano sulla ripresa del processo a Saddam Hussein, mentre dall'altro parlano dei risultati parziali delle elezioni generali tenutesi la settimana scorsa. Per quanto riguarda il primo argomento, la testata al-Arab, in Gran Bretagna, dà un'ulteriore prova di quanto sia alta la tensione proprio a causa di tale processo. Si legge, infatti: "L'ex ministro della Giustizia del Qatar Nagib Na'imi, uno degli avvocati difensori di Saddam, ha dichiarato di aver ricevuto minacce di morte mentre stava tornando a Baghdad". Dal canto suo, invece, Dar al-Hayat riporta un'intervista del giudice che presiede l'udienza e che ha presieduto tutte le altre finora tenutesi. Egli "ha affermato (…) nella sua prima intervista ad un mezzo di comunicazione: 'Saddam è innocente fino a quando non sarà appurata la sua colpevolezza'. Inoltre, il magistrato "ha sostenuto che il proprio modo di condurre le udienze è conforme alla legge e che pertanto non darà peso alle critiche che alcuni politici gli stanno rivolgendo". Infine, ha detto: 'Permetto a Saddam di parlare di politica perché sono paziente e calmo'"
Sempre in Iraq, poi, si parla dei risultati provvisori delle elezioni, i quali hanno indicato una vittoria dei sunniti, degli sciiti e dei curdi nelle zone in cui sono rispettivamente in maggioranza. La capitale Baghdad, dal canto suo, sembrerebbe essere stata "conquistata" dagli sciiti e, in risposta a quest'esito, il Fronte del Consenso Nazionale ha chiesto di ripetere la tornata elettorale poiché, secondo lei, quella svoltasi giovedì scorso sarebbe stata falsata. Al contrario, il presidente dell'Alta Commissione Elettorale ha rifiutato questa richiesta e "ha dichiarato in una conferenza stampa: 'Finora non ci sono elementi oggettivi che ci spingano a far ripetere le elezioni in nemmeno una delle regioni irachene' (Dar al-Hayat)".
Tuttavia, non è solo in Iraq che si parla di votazioni. Anche in Palestina l'argomento è all'ordine del giorno, come illustra la testata locale al-Quds, la quale titola: "Il presidente Abbas si ostina a far svolgere le elezioni, nonostante le pressioni che vorrebbero spingerlo a rimandarle". Addirittura, stando a Saib Ariqat, uno dei responsabili dell'Autorità Palestinese, il presidente "avrebbe detto a Bush durante la sua ultima visita a Washington: 'Le elezioni non saranno rinviate… a meno che io non muoia'". Nel frattempo, non si placano gli scontri tra polizia israeliana e palestinesi. Uno dei titoli in prima pagina del quotidiano az-Zaman,anch'esso pubblicato in Gran Bretagna, recita così: "13 attacchi israeliani su Gaza in una sola notte".
Passando ora ad un altro confronto fra vicini, quello fra Siria e Libano, c'è da annoverare l'incontro al Cairo fra il presidente siriano Bashar al-Asad e quello egiziano Hosni Mubarak, per discutere proprio di tutto quello che finora ha riguardato tale faccenda. Alla fine di tale colloquio, il ministro degli Esteri siriano, Faruq as-Shar', ha affermato in una conferenza stampa tenuta assieme al suo omologo egiziano: "La Siria collaborerà seriamente con il nuovo presidente della commissione d'inchiesta internazionale. Damasco gli offrirà tutto l'aiuto possibile per arrivare a scoprire la verità e ed è pronta fin da ora a riceverlo quando visiterà la capitale siriana, dopo che egli avrà ricevuto ufficialmente l'incarico".
Infine, l'ultimo argomento rilevante è l'avvio dei lavori per la costruzione di un enorme città economica sulle coste occidentali dell'Arabia Saudita. Sul giornale saudita al-Jazeera tale centro viene definito "il più grande progetto congiunto nella storia della Commissione Generale per gli Investimenti [saudita] e il suo valore è stimato in 100 miliardi di ryal sauditi [circa 26 miliardi di dollari]." Inoltre, "esso offrirà circa 500 mila nuovi posti di lavoro". Indubbiamente, come si legge anche in una dichiarazione riportata ancora da Dar al-Hayat, "tale complesso svolgerà un ruolo importante nell'attirare gli investimenti, soprattutto quelli internazionali e permetterà alla Commissione di far sì che l'Arabia Saudita diventi un polo fisso per gli investimenti internazionali".