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Richiesta d'intervento a chi usa la testa

Ahmad Rab'i
Asharq al-Awsat
15 febbraio 2006

Credo sia arrivato il momento per chi usi un po' di giudizio di intervenire dopo le agitazioni delle masse che sono riuscite a far somigliare la nostra immagine a quella delle odiose caricature.
Molti popoli musulmani hanno mandato un messaggio di civiltà al mondo reagendo all'offesa volta al Profeta e l'opinione pubblica europea si sta rendendo conto della gravità dell'affronto avanzato a quelle persone nel momento in cui sono stati colpiti i loro simboli e le loro credenze. Più di uno dei responsabili europei è stato costretto a scusarsi e molti paesi, tra cui la Gran Bretagna, sono riusciti ad accordarsi con la loro stampa affinché venga proibito di pubblicare di nuovo quelle vignette. Stati Uniti, Russia e la maggior parte degli stati europei hanno condannato quelle caricature razziste, e questo farà sì che chi abbia voglia di farsi notare ci pensi due volte prima di mettersi a fare cose del genere.
C'è una minoranza di musulmani che ha provato ad approfittare della situazione per diffondere la cultura dell'odio e dell'ostilità, e lo ha fatto a tal punto da pregiudicare gravemente l'immagine della nostra cultura e la nostra reputazione.
È arrivato il momento per chi usi la ragione tra i governanti e i rappresentanti della società civile di mettersi in moto e proporre una linea internazionale che consideri l'offesa ai simboli di tutte le religioni un'azione di razzismo e ponga l'ostilità contro ogni religione o cultura sullo stesso piano dell'antisemitismo contro il quale esistono provvedimenti a livello internazionale. Chi è saggio dovrebbe aprire un dialogo culturale e civile con la comunità europea alla quale siamo strettamente legati e le cui società ospitano milioni di arabi e di musulmani: non vogliamo farli vivere in un clima di odio e di razzismo per colpa di estremisti di entrambe le parti.
Non traiamo vantaggio nell'abbattere i nostri legami con l'Europa, la sua posizione nel conflitto arabo-israeliano è una posizione equilibrata al contrario di quella americana; non vogliamo inimicarci l'Europa, questo non farebbe che pregiudicarci. Gli stati arabi hanno rapporti di interesse con gli europei, e il nostro compito è di rafforzarli, non distruggerli. I comportamenti razzisti di una minoranza di europei e di una minoranza di musulmani non devono essere sopravvalutati, non devono costringerci a sacrificare i nostri interessi in Europa e nemmeno a portare i milioni di arabi e musulmani che vi vivono ad avere attriti con le loro nuove società, trasformandoli in minoranze odiate e perseguitate.
Avanzo la richiesta per un serio dialogo tra noi e l'Europa, e di un serio dialogo tra le minoranze musulmane in Europa e le società di cui fanno parte.
Trad. Cecilia Fazioli

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