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Self Islam (Seconda parte)
Abdennour Bidar
Docente di filosofia all'Università di Nizza

Che cos'è che ci impedisce di vedere la nuova era dell'esistenzialismo musulmano? Prima di tutto, come ho già detto, il terribile essenzialismo colonialista della rappresentazione occidentale dell'Islam. Non abbiamo, infatti, sradicato dal nostro immaginario di vecchi imperialisti la visione di una società musulmana d'Oriente, caratterizzata da un Islam monolitico in cui tutti pregavano, digiunavano, portavano il velo, amavano e morivano secondo le stesse regole (del resto, ci si può  chiedere se esistesse veramente questo tipo di uniformità). L'Occidente mantiene pertanto il pregiudizio che l'Islam sia per natura un sistema olistico, una religione comunitaria, che impone una legge collettiva; ragione per cui, pur avendo sotto gli occhi un Self Islam, siamo culturalmente incapaci di vederlo e di prenderlo in considerazione. Inoltre, questa realtà sociologicamente definita del Self Islam è mascherata anche dal procedimento con cui i musulmani - nonostante i cambiamenti nel loro rapporto con l'Islam - hanno interiorizzato l'immagine di una comunità omogenea, retta dalle stesse regole e unita intorno a medesime rappresentazioni religiose. Gran  parte di loro persiste nel mantenere il mito di "un solo vero Islam". Non appena si osa parlare di un'interpretazione personale della Shari'a (legge religiosa) e delle molteplici interpretazioni del Corano, questi insorgono: "L'Islam non è à la carte", "L'Islam non saprebbe essere che uno, lo stesso per tutti, dogma unico enunciato dal Dio unico". Anche i musulmani che hanno di fatto un rapporto molto libero con le prescrizioni dell'Islam tradizionale, sono persuasi che non si  possa interpretare il sacro in modi diversi: dissociazione totale, per la maggior parte, tra teoria (dogmatica) e pratica (libera).
Da entrambe le parti esiste quindi un essenzialismo che mantiene l'illusione della comunità: da una parte quello occidentale d'origine coloniale, dall'altra quello islamico d'origine religiosa. Il risultato è  lo stesso: un'incapacità quasi totale di vedere che la cultura musulmana che abbiamo sotto gli occhi in Europa non è più una cultura di gruppo, ma di individui. Di fronte a ciò, il ruolo dell'intellettuale musulmano è chiaro. Si tratta non soltanto di denunciare questa doppia illusione essenzialista per prevenire il rischio politico maggiore - la creazione di un ghetto culturale musulmano, terreno propizio dell'integralismo e del terrorismo - ma allo stesso tempo, di riflettere in modo positivo sul fenomeno del Self Islam per portarlo a una piena coscienza di sé. Ora la domanda è: quale valenza ha - umanamente, moralmente, socialmente, politicamente e spiritualmente - il Self Islam che stanno sperimentando i musulmani d'Europa?
Spesso tale fenomeno di costruzione personale di un'identità musulmana è descritto come un "bricolage", questa è la parola che appare più frequentemente nei discorsi dei sociologi. I musulmani "si costruiscono" un Islam personale, mantenendo una particolare pratica culturale (specialmente il digiuno nel mese di Ramadan o i divieti alimentari) e abbandonandone un'altra (le cinque preghiere al giorno o indossare il velo). La parola "bricolage" rivela una situazione di abbandono: il musulmano europeo è oggi lasciato a se stesso in una società, in cui le norme di condotta di un tempo non sono più in uso. La persona di religione islamica deve pertanto inventare, comporre e improvvisare di volta in volta in totale assenza di punti di riferimento oggettivi. Inevitabilmente, questo vuoto e questa solitudine creano una situazione di smarrimento psicologico, che attira tutti i "mercanti di risposte": i Tariq Ramadan e altri Consigli - auto proclamati - degli ulema d'Europa per le avvertenze religiose. Questi forniscono risposte pronte come "l'Islam è questo", "l'Islam è fare questo in questa situazione". Ed ecco così di nuovo l'essenzialismo.
Il ruolo dell'intellettuale è quindi non di recuperare il "bricolage personale" per riportarlo nella via classica di un Islam unico, ma semplicemente di dare senso e fiducia a questo "far da sé". Per far ciò dobbiamo cessare di dire che  i musulmani che costruiscono la loro identità personale "fanno del bricolage": loro forgiano la loro personalità morale, sociale e spirituale. È proprio per rendere giustizia alla nobiltà di questa costruzione di sé che vorrei dargli qui di seguito tutta l'intelligibilità, la dignità e la legittimità che merita.
Intelligibilità: la costruzione a opera di ognuno della propria identità musulmana ha un nome preciso nel pantheon dei valori universali, quello di autonomia: capacità e dovere di ogni uomo di fissare le proprie regole d'azione e i principi da realizzare.
Dignità: la scelta autonoma della propria identità islamica è l'applicazione della più alta responsabilità che ogni essere umano possa avere: la responsabilità di costruirsi da solo. Michel Foucault lo chiamava il "pensiero di sé", questa costruzione di se stessi che Cicerone considerava come il segno della vera cultura di un uomo.
Legittimità: quando il fatto diventa il diritto, ovvero quando la scelta personale della propria pratica, della propria credenza, della propria religione, del proprio modo di vita ottiene un vero e completo riconoscimento nella cultura musulmana, cosa che però non avviene. Nessuna legittimità reale è infatti mai stata concessa all'iniziativa individuale di colui che sceglie di non rispettare tale  prescrizione di questa Shari'a.
Ultimamente ci si domanda molto se l'Islam d'Europa possa "entrare nelle nostre società democratiche". Quanto detto finora mostra invece che la migliore garanzia riguardo a questa questione è che è la democrazia a entrare nell'Islam. Il Self Islam , infatti, è l'espressione di una cultura radicalmente cambiata una volta al di fuori della sua forma autoritaria d'origine e che è divenuta democratica attraverso il processo di appropriazione individuale della propria identità da parte della coscienza musulmana europea. Infine, prendiamo atto di questo cambiamento e aggiustiamo la nostra idea sull'Islam europeo, distruggendo da una parte l'illusione della presenza di un'unica "comunità", dall'altra non sminuendo più la sua mutazione democratica a un semplice "bricolage".

Trad. Serena Ficara

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