© Copyright arabiliberali, 2006-2007
Tribunale!
Samir Atallah
Asharq al-Awsat
19/10/2005
Il processo a Saddam ha perso ogni utilità. Tutto è in ritardo. Avrebbe dovuto aver luogo nel momento in cui la memoria degli iracheni fosse stata satura delle immagini di umiliazione, di orrore, delle lacerazioni provocate dalle guerre e dalle decine di migliaia di vittime. Ora è troppo tardi. Al-Zarqawi ha cancellato dalle menti e dai cuori ogni atrocità passata. E la nuova miseria ha fatto dimenticare quella passata. Prima gli iracheni innocenti erano costretti a morire nelle prigioni e nelle loro case, ora la resistenza all'occupazione vuole che gli innocenti dell'Iraq e i loro figli muoiano nelle strade e nelle piazze. E davanti l'occhio delle telecamere.
Nel processo a Saddam Hussein le domande riguardo i massacri cui sono andate incontro 200 persone sembreranno ridicole. E le domande sulle ricchezze che hanno accumulato i suoi due figli sembreranno relativamente sciocche, e i patrimoni accumulati da alcune persone delle nuove libertà. Nel tribunale non ci sarà altro che i discorsi nazionalistici e sentimentali di Saddam Hussein e il suo rivolgersi alle guardie con il suo appellativo preferito: "Figlio mio!". Il Raìs iracheno metterà a disagio il processo e il mondo se chiederà di vedere i suoi figli, Hasin Kamal al-Magid e suo fratello Saddam.
Due anni per preparare il processo dell'uomo per il quale è scoppiata la guerra. Nel frattempo si è formata una nuova memoria in Iraq, e un altro Iraq è nato a Baghdad, e Saddam Hussein è diventato come Abd al-Karim Qasim o Abd as-Salam Arif, qualcosa nella storia insaguinata dell'Iraq, simbolo di come il potere è stato ottenuto tramite la violenza, gli omicidi e le esecuzioni e così via usando una terminologia sconosciuta in altre culture repressive. Tutto ciò che riguarda il processo e ciò che lo circonda è una commedia, e gli avvocati giordani di cui non si è più sentito parlare fanno parte della commedia, perchè nessuno di loro ha un dossier o può raggiungere il tribunale o incontrare il suo "cliente". Anche gli avvocati dell'accusa sono una farsa, visto che lavorano in circostanze misere, con stipendi da fame e possibilità di indagini preliminari ridicole. E se la data del processo era stata già decisa dopo l'approvazione della costituzione, è anche una data infelice e insanguinata, preceduta dall'uccisione di 90 iracheni nella regione di Ansar dal fuoco americano.
Questo è il culmine della tragedia umana: l'Iraq è giunto ad un momento nel quale la fase di Saddam Hussein è diventata una pagina che è stata voltata dallo stato di rovina attuale con la sua violenza infinita, il suo atteggiamento etnico dichiarato e il suo conflitto sanguinoso tra gruppi. E domani dopo che il tribunale avrà ascoltato il discorso di Saddam Hussein che si rifarà al nazionalismo, alla giustizia sociale, alla libertà del singolo, alla dipendenza del padre dal suo popolo e del nonno da suo nipote, dopo di questo spero che si emetterà una sentenza umana. Io sono in questo con il dottor Saad Bin Tifla. Saddam Hussein deve vivere affinché possa sentire per tutta la vita le voci che invocano "uccidetelo", e il lamento di chi invoca il suo carnefice.
Trad. Cecilia Fazioli